PER UNA PSICOTERAPIA AFFERMATIVA

Immagino che una prima obiezione a questo lavoro possa essere: “perché la Psicoterapia con clienti Lesbiche, Gay e Bisessuali dovrebbe essere diversa dalla Terapia con le/i clienti Etero? In cosa differiscono Etero e persone LGB?”.  Anche se di fatto ogni persona ha un proprio modo di essere ed esistere nel mondo e le persone LGB non differiscono in alcun modo dalle persone etero credo che non possiamo non tenere conto della peculiarità delle esperienze LGB di fronte ad una società, nonostante il piccolo passo rappresentato dall’entrata in vigore della legge sulle Unioni Civili, che propone ancora immagini negative dell’Orientamento Omosessuale o Bisessuale e che ostacola di conseguenza la piena realizzazione di sé. Stereotipi, Pregiudizi, Discriminazioni, ma anche veri e propri atti violenti di omofobia, sono all’ordine del giorno. A tutto ciò si aggiunge l’Eteronormatività in cui di frequente precipitiamo, che non prende in considerazione ciò che si scosta da un’esistenza eterosessuale, che è non solo discriminante e offensiva ma delegittima l’Identità personale di ognuna/o di noi.

Alla ricerca di un perché….

Per anni le/gli psicolog* e le/gli psicoterapeut* si sono interrogati sulle cause che porterebbero una persona ad essere Lesbica o Gay. Tale pensiero causale inibisce l’esplorazione del senso portando ad individuare un pre (causa) e un post (effetto) che crea a sua volta pregiudizio, stigma e discriminazione, determinando ciò che giusto o sbagliato. Se voglio eliminare un effetto mi impegnerò a ricercare una causa, un risultato ecc, se ad esempio mi fa male un arto mi rivolgerò ad un medico e probabilmente farò una radiografia per verificare se c’è o no una frattura e se c’è mi affiderò al medico che mi aiuterà a stare meglio forse eliminando la causa. La domanda del/della cliente, nel caso di una psicoterapia è “voglio stare meglio, cioè aiutami a migliorare la mia Qualità della Vita” e ciò che viene cercato è come la persona può fare a vivere meglio. Le interpretazioni o la ricerca di una causa oltre a essere fuorvianti possono creare etichette e giudizi, ancora di più se si tratta dell’Orientamento Sessuale e come afferma Paolo Rigliano, in amori senza scandalo (Rigliano, 2006),”non si sceglie se essere omosessuale ma si può scegliere come esprimerlo”.

Mi è capitato spesso, infatti, che le persone mi chiedessero cosa causa l’omosessualità o come si diventa omosessuali. Io ho sempre risposto ponendo un’altra domanda e cioè “a cosa ci serve saperlo?”. Nessuno mi ha mai risposto. Chiedersi come si diventa lesbica o gay sottende, secondo me, l’idea che se conosco la causa dell’omosessualità posso eliminarla. Un secondo presupposto è che sia deviazione dalla normalità e quindi una patologia. È importante, prima di tutto, di fronte a tali questioni indagare che senso ha per il cliente essere Lesbica o Gay e che senso ha per lei o lui porsi queste domande.

Ma quale disagio?

È necessario considerare la persona nella sua unicità e complessità e nel caso di un/una cliente Gay, Lesbica o Bisessuale, è fondamentale considerala come una/un cliente che vive un disagio, qualunque esso sia, e che per questo chiede un aiuto con la consapevolezza che ciò che vediamo non è la realtà ma ciò che, in ottica fenomenologica, noi percepiamo di quella realtà. Proprio per questo è molto importante e primario che siano abbandonati tutti i preconcetti, ipotesi ecc, ed in altre parole non dare per scontato che il disagio sia correlato necessariamente all’Orientamento Sessuale o che la persona senta un disagio rispetto ad esso (Omonegatività Interiorizzata).

Seguendo l’ipotesi di Brown (1996), inoltre, tutti siamo eterosessisti e ci contraddistinguiamo solo per livelli diversi di affrancamento dal pregiudizio, gay e lesbiche compres*. Motivo per cui sarebbe importante, secondo me, con qualunque cliente fare attenzione al linguaggio eteronormativo, e a non dare per scontato l’Orientamento Eterosessuale, ad esempio sarebbe preferibile una domanda del tipo “Sei in coppia?”, “hai una relazione?” piuttosto che “hai un fidanzato?”. In alcuni casi, e con i giovanissimi mi è capitato anche di utilizzare un linguaggio ancora più esplicito “hai un ragazzo o una ragazza?”.  Margherita Graglia, a tal proposito (2009) propone di evitare termini quali “scelta”, “tendenza” e “preferenza” che non tengono conto dell’impossibilità di cambiare l’Orientamento ed hanno anche un’accezione negativa e riduttiva dell’esperienza.

Ritengo che la formazione sulle tematiche specifiche sia necessaria, perché ci permette di conoscere e di non dare giudizi a priori, ci porta all’utilizzo di un linguaggio meno etichettante che agevola nel far sentire la persona accolta e sicura, libera di esprimersi. Pensiamo inoltre ad esempio quanto sarebbe utile riconoscere gli stereotipi e i pregiudizi a cui aderiamo!

Argomenti specifici che possono emergere e che saranno da affrontare insieme nella Psicoterapia possono essere il Coming Out ed accettazione di sé, il Minority Stress, Omonegatività Interiorizzata, esperienze di rifiuto, discriminazione, violenza e Bullismo Omofobico subiti.

L’espressione di sé

Considerando inoltre l’individuo sempre in relazione a qualcuno o a qualcosa, e quindi intenzionato verso, capace di fare scelte, saremo interessati non tanto a capire se la persona ha o meno ad esempio “ansia sociale” rispetto alla possibilità di uno svelamento (che pure sarebbe plausibile considerando lo stigma sociale a cui si è esposte/i) ma all’esperienza stessa, a cosa sente la persona rispetto al proprio essere Lesbica o Gay, cosa sente rispetto al Coming Out e cosa vuole e sceglie di fare. Si tratta, a mio avviso, di un percorso di crescita personale che ha l’obiettivo di condurre ad una vita più soddisfacente. Il lavoro allora parte da cosa voglio fare e cosa faccio con quello che ho, cosa faccio della mia vita.

Credo che sia importante che la persona sia autentica e spontanea e in quanto terapeuta il mio compito è anche quello di favorire una spontanea espressione di sé, che ha a che fare con l’essere se stesse/i, sempre nel rispetto dei tempi e delle scelte delle/dei clienti. Evidenziare la propria Identità LGB, in questo senso ha un impatto sul proprio senso di sé, è una scelta legata ad un processo di autoaccettazione e all’orgoglio di appartenenza. Immagino che se nella nostra società non ci fosse una tale stigmatizzazione non ci sarebbe la necessità delle manifestazioni pubbliche quali il Pride e mi auguro che questo mondo libero da discriminazione, in cui le persone sono persone, indipendentemente da proprio orientamento sessuale o identità di genere, arrivi presto.

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