Per l’essere umano, piacere a se stesso è importantissimo. Per piacersi, bisogna nutrire nei propri confronti sentimenti di fiducia e di stima. Partendo da questo assunto, l’autostima diventa strumento per affrontare gli eventi negativi e, addirittura, apprezzarli, attraverso un meccanismo di rielaborazione che influisce positivamente sul modo di gestire le emozioni e, più in generale, favorisce il benessere psicologico. Una buona dose di autostima, insomma, toglie lo psicologo di torno!

Cos’è l’autostima

Il termine autostima si riferisce al giudizio di valore personale che ognuna/o di noi dà a se stesso.

Possiamo distinguere un’ autostima implicita ed una autostima esplicita:

l’autostima esplicita altro non è che una valutazione globale di sé, che tende ad essere stabile nel tempo e non influenzabile dall’umore. Dipende essenzialmente dalla altrui stima, dall’auto osservazione di noi stesse/i e dei nostri risultati, dal confronto con le altre persone.

L’autostima implicita è inconscia ed emozionale. Influenzata dall’umore, dipende da come ci sentiamo con noi stesse/i; è determinata dalla percezione di una competenza e condiziona a sua volta il modo in cui ci comportiamo.

Da dove deriva l’autostima

Fin da piccoli/e ci siamo cimentati in diversi ambiti: abbiamo acquisito competenze specifiche – montare e smontare, vestirci e allacciarci le scarpe – ma anche competenze relazionali, come fare nuove amicizie, gestire i conflitti, gestire le emozioni.

In queste esperienze, ci siamo sentiti più o meno capaci, e allo stesso tempo,  ci siamo confrontati con le reazioni dell’osservatore adulto, più o meno accondiscendente. Potremmo addirittura aver sentito frasi del tipo: faccio prima io; lascia stare; ci penso io.

E sono presumibilmente queste piccole, ma importantissime, esperienze che hanno contribuito a formare il nostro senso di competenza e, più in generale, il nostro senso di valore personale.

È fondamentale poter vivere in prima persona, sperimentare, esperire le proprie competenze; comprendere inoltre, che esse possono essere acquisite con il tempo e l’esercizio. Questo influisce davvero positivamente sulla formazione dell’autostima.

COME LA BASSA AUTOSTIMA INFLUENZA LA NOSTRA VITA

Le persone che hanno una bassa autostima sono meno felici, meno motivate a cambiare la propria situazione perché non credono di meritare una vita migliore. Tendono ad avere, quindi, un tono dell’umore più basso.

Sono portate ad evitare il contatto sociale perché non si ritengono mai all’altezza della situazione: credono di valere meno e, temendo il giudizio altrui, si sottraggono al confronto, certi di ricevere un’ulteriore conferma della loro incapacità.

Un’altra conseguenza è l’anticipo del fallimento: la paura di sbagliare, di non farcela che conduce inevitabilmente ad un atteggiamento rinunciatario, al non far nulla.

Molte ricerche hanno evidenziato come la bassa autostima sia associata a problemi sia fisici sia psicologici: depressione, disturbi alimentari, disturbi d’ansia.

L’AUTOSTIMA ALTA

Avere una buona autostima significa essere soddisfatti di ciò che si è: essere in grado di riconoscere punti di forza e carenze, essere capaci di impegnarsi per migliorare.

Le persone con un’alta autostima sono perseveranti: non si lasciano abbattere dall’insuccesso e non si identificano con esso.

Accrescere l’autostima

È davvero possibile incrementare l’autostima?

Prima di intraprendere il percorso che condurrà al cambiamento, è indispensabile porsi una domanda: davvero voglio avere più stima di me?

La risposta parrebbe scontata, ma non lo è affatto. Sebbene il desiderio di una maggiore stima di se stessi accomuni più o meno tutte/i nella convinzione che essa possa renderci più determinati e più felici, il raggiungimento di un tale cambiamento può anche spaventare. Potremmo temere, ad esempio, di perdere l’affetto di chi ci ama per come ci conosce già.

Ognuna/o di noi ha un bisogno di sicurezza che induce ad evitare tutto ciò che può determinare incertezza e un senso di coerenza che spinge a mantenere un’immagine di sé stabile, anche se sfavorevole.

In fin dei conti, fino ad oggi ci siamo comportati sempre nello stesso modo,  prevediamo le conseguenze delle nostre azioni e l’effetto che esse sortiscono sulle altre persone. Perché abbandonare la propria comfort zone?

Cambiare qualcosa di noi conduce a qualcosa di ignoto e questo può, comprensibilmente, intimorire.

Quanto detto finora è ostacolo al processo di crescita e solo qualora il bisogno di migliorare l’immagine di sé prevarrà sulle nostre paure, si potrà realmente iniziare un percorso di cambiamento.

ESERCIZI E CONSIGLI

1) Esperire competenza: mettiamoci alla prova, sperimentiamo, affrontiamo le nuove situazioni, anche quelle che maggiormente temiamo, al fine di sentire che, indipendentemente dal risultato, stiamo esercitando delle abilità o sviluppando nuove capacità.

2) Costruire, ri-costruire l’immagine di sé: prevede un confronto tra come ci vediamo e come vorremmo essere, anche sulla base della comparazione con gli altri. Possiamo osservare costruttivamente l’altro, scegliere cosa ci piace e prenderlo per noi, imitarlo.

Provare a sperimentare compiti diversi da quelli abituali può dare una stima della nostra autostima e farci scoprire inimmaginabili competenze. Ciò che migliorerà la nostra immagine di noi stessi.

3) Preparare una lista di almeno 10 cose che ci piacciono di noi stessi. Che sia approfondita: non fermiamoci ad un aggettivo. Prepararne, poi, una seconda elencando ciò che le persone amano e apprezzano di noi.

4) Scriviamo un episodio in cui ci siamo sentiti bravi o competenti.

5) Usare a se stessi la medesima benevolenza che useremmo ad una persona cara.

6) Essere o Avere: non identifichiamoci con ciò che si ha o non si ha. Ad esempio, provare paura in una circostanza non fa di noi persone paurose così come fallire in un compito non vuol dire essere dei falliti.

7) Evitare il perfezionismo: cercare di raggiungere l’irraggiungibile significa alimentare di continuo il senso di inadeguatezza.

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